Dipendenza affettiva e relazioni tossiche

Quando l’amore diventa dipendenza

Cosa accede quando una relazione diventa dipendenza patologica.

Perchè si diventa dipendenti da qualcuno?

La dipendenza da qualcosa o da qualcuno è una risposta adattiva, cioè una strategia, un modo che attuiamo per tentare di organizzare e gestire una sofferenza o un disagio psichico: diventiamo dipendenti da oggetti, sostanze, persone o comportamenti che – sul momento- ci regalano piacere ed allontanano il dolore. La dipendenza è, allora un automedicamento, un autocura, la soluzione che si è trovata per gestire una difficoltà o una sofferenza.

Per evitare di affrontare il proprio vuoto interiore e per sottrarsi al dolore, le persone mettono in atto diverse strategie tra cui i diversi comportamenti di consumo che possono sfociare in dipendenze comportamentali come lo shopping compulsivo, il cibo, internet. Attraverso queste strategie si cerca di riempire un senso di vuoto e di insoddisfazione che riguarda il proprio rapporto con il mondo e con l’esistenza o di regolare affetti intollerabili. La dipendenza è così una risposta adattiva, un rifugio.

Nel caso della dipendenza affettiva l’elemento che ricorre è il circolo vizioso in cui la persona arriva a soffocare, negare e rinunciare ai propri bisogni pur di non perdere l’altro, perchè la paura dell’abbandono e di stare soli mette la persona a contatto con il proprio vuoto interno, intollerabile da gestire. Senza il partner l’esistenza perde di senso e, sebbene il dipendente conduca una vita spesso incontrollabile ed ingestibile, la dipendenza riempie i buchi emotivi e risulta migliore della gestione del vuoto abbandonico lasciato dall’assenza partner.  

Il Craving

Anche nella dipendenza affettiva ritroviamo il fenomeno del craving, il bisogno urgente che sostiene il comportamento di dipendenza, esattamente come sostiene il comportamento di dipendenza patologica, sia da sostanze che nelle dipendenze comportamentali.

“Se non mi arriva il suo messaggio resto tutto il giorno in attesa  e non riesco a concentrarmi su nulla fino a quando non sento il bip del telefono che mi rassicura che per lei esisto ancora”

“ Sto perdendo il lavoro perchè sto continuamente attaccato al telefono e non riesco a fare altro, nonostante i diversi richiami del capo”.

Questo ultimo paziente perderà il lavoro a causa dell’attaccamento ossessivo per il telefono, nonostante i diversi richiami a cui è stato sottoposto nel corso del tempo.

Nella dipendenza affettiva il desiderio del partner diventa un bisogno compulsivo dove la persona sperimenta una bramosia che la porta a ricercare continuamente e ripetutamente l’oggetto d’amore. 

Si osservano tre tipologie di Craving:  

  • Il craving da ricompensa tipico delle personalità che ricercano sensazioni forti ed attivanti, attivato dal desiderio della gratificazione;
  • craving da sollievo tipico delle personalità caratterizzate da alta sensibilità allo stress;
  • craving ossessivo caratterizzato dalla mancanza di controllo a fronte di pensieri intrusivi sull’oggetto di dipendenza. (Verheul, van den Brink e Geerlings 1999)

Probabilmente quando la persona si trova nella fase iniziale della propria dipendenza, si osserva una tipologia di craving da ricompensa, mentre nella fase che segue quella iniziale, connotata dalle ossessioni e compulsioni verso l’oggetto d’amore, si osserva più facilmente un craving da sollievo o ossessivo.

Il circuito della dipendenza

La persona che soffre di dipendenza affettiva cerca di delegare al partner la soluzione dei propri bisogni attuando una serie di strategie e comportamenti disfunzionali che portano a particolari circoli viziosi ed il ripetersi di copioni sempre uguali che hanno come principale conseguenze la perdita di contatto con la realtà ed il restringimento della vita sociale e relazionale dell’individuo.

Quello che si ricerca nella dipendenza è alleviare una tensione, sottrarsi ad un dolore oppure ricevere un piacere immediato; in ogni caso, nel momento in cui attuiamo queste dinamiche dipendenziali, l’appagamento e la relativa scarica di dopamina che avviene nel cervello, risultano liberatori e riempitivi di un vuoto emotivo che portano la persona a ripetere tutto il percorso, attivando, così, il circuito vizioso dipendenziale.

La regolazione emotiva

La dipendenza affettiva racchiude come nucleo profondo il delegare ad un oggetto o una persona esterni la soluzione dei propri bisogni interni.

Le origini della dipendenza affettiva riguardano le figure di attaccamento, a partire dalla scarsa sintonizzazione dei genitori a sintonizzarsi sui bisogni del figlio, futuro dipendente, questo imparerà a sintonizzarsi sui bisogni sull’altro per capire cosa prova e per muoversi nel mondo (Stern, 1985). Questa scarsa sintonizzazione dei genitori sul figlio ha come esito il deficit autoregolazione (Taylor, Bagby e Parker, 1997): la compromissione della capacità di regolare le proprie emozioni dove, per regolare il mio mondo interno e le mie emozioni faccio riferimento all’altro, all’esterno. La regolazione emotiva è spostata totalmente sull’esterno e sull’altro.

Ad esempio: sono triste ma non riesco a regolare la mia tristezza. Quindi uso cocaina per regolare il mio umore e la mia tristezza e per tirarmi su. La regolazione emotiva è spostata verso il mondo interpersonale piuttosto che sull’intrapsichico. Non si riesce a regolare le proprie emozioni dall’interno e si ricorre ad oggetti esterni: il partner, come la cocaina o il gioco, diventa l’oggetto esterno utile a regolare il proprio stato emotivo interno difficile da gestire.

Per questo ho bisogno delle dosi! Ho bisogno della dose esterna di amore, della presenza dell’altro per sentirmi al sicuro, dell’iniezione di autostima da parte del partner per sentirmi adeguato. Ho bisogno dell’esterno per sentire che la mia esistenza ha un senso, ho bisogno del partner per riempire il mio vuoto d’amore, per non sentire la solitudine, per sentire di avere valore.

Nella caoticità e complessità della dipendenza affettiva, anche la ricerca di emozioni forti rientra in questa dinamica. La ricerca di emozioni forti legate all’innamoramento con le sue scariche di dopamina e tutta la sessualità, insieme al coinvolgimento nella vita caotica del partner consentono lo spostamento dell’emotività e della affettività sull’esterno consentendo, così, alla persona di sottrarsi da stati interni non gestibili. Il partner, come la cocaina, diventa il perno attraverso cui far ruotare l’autoregolazione dei propri stati emotivi e delle proprie mappe cognitive e relazionali. L’oggetto della dipendenza diventa perno e bussola che ci guida nel mondo.

Gli effetti psicologici della dipendenza affettiva

Due sono gli effetti fondamentali della dipendenza effettiva:

1. La perdita di contatto con la realtà

La persona dipendente affettiva diviene molto attenta ed abile nel capire ed intercettare i bisogni dell’altro, cosa esattamente desidera il partner o ciò di cui ha bisogno, trascurando i propri bisogni e facendo emergere inizialmente solo le qualità desiderate dall’altro. Il negare i propri bisogni per non perdere l’altro e per riempire la propria fame d’amore fa perdere, però, il contatto con la realtà: tutto ciò che non riguarda il partner e l’oggetto d’amore perde di interesse. 

L’oggetto amato diviene protagonista assoluto (Guerreschi 2011), facendo perdere di vista se stessi e tutto il mondo intorno, accompagnando la persona a perdere il contatto con se stessa e la realtà esterna, proprio come avviene nelle dipendenza da sostanze con l’immagine della persona che vive ormai solo per procurarsi la droga, senza alcuna lucidità residua.

2. La dolorosa ossessione ed il restringimento della vita sociale

Guerreschi in “La dipendenza affettiva. Ma si può anche morire d’amore” (2011) parla dell’amore come dolorosa ossessione e riferisce di un disinteresse per tutto quello che non riguarda l’oggetto d’amore. 

Nei diversi e continui circoli viziosi dipendenziali si assiste ad un restringimento della vita sociale della persona dovuto al coinvolgimento totale e l’annullamento in questa relazione, insieme all’incapacità di smettere di frequentare il partner anche quando vi è consapevolezza che la relazione che si vive sia patologica e distruttiva. L’isolamento rientra tra gli effetti più gravi del circuito dipendenziale.

Si creano circuiti che portano ad un ripiegamento del dipendente sul partner, con il restringimento anche nella consapevolezza e nella coscienza: si taglia fuori ogni esperienza che non riguardi la dipendenza, conducendo al ritiro ed alla perdita di contatto con la realtà.

Nessuno dei due è contento, ma nessuno dei due vuole mollare, così continuiamo a farci a pezzi a vicenda e a dire che è amore.

Rapi Kaur

Gli effetti distintivi tipici della dipendenza affettiva simili alla dipendenza da sostanze

  • Il bisogno della dose; nel caso della dipendenza affettiva la dose rappresenta la conferma della presenza dell’altro, il bisogno di ricevere un messaggio, una conferma da parte dell’altro;
  • ebbrezza e piacere legati al fondersi con l’altro, una sensazione nella relazione con il partner che diventa indispensabile per stare bene, in grado di far evadere dal contesto quotidiano. L’ebbrezza è uno stato mentale sperimentato come passeggero, che rende l’esperienza quotidiana straordinaria e fuori dalla banalità dell’ordinario.
  • La tolleranza, cioè “aumentare la dose”: la quantità di tempo e di presenza sempre maggiore del partner che conducono la persona ad annullarsi, riducendo sempre più i propri spazi di autonomia e vita sociale. “Senza te non esisto”: la persona esiste solo quando c’è il partner, non bastando il solo pensiero a rassicurare ma si ha bisogno di rassicurazioni concrete e continue. 
  • La mancanza  della dose provoca prostrazione ed astinenza dove l’assenza del partner porta ad uno stato di profonda disperazione che può essere interrotto solo dall’assunzione della dose, cioè dalla presenza del partner.
  • Come nella dipendenza da sostanze, la persona che soffre di DA dedica tutte le energie all’oggetto d’amore e- nel momento in cui cerca di interrompere il legame con il partner- manifesta sintomi di astinenza simili a quelli che si riscontrano nella sindrome d’astinenza dei tossicodipendenti come depressione, insonnia o ipersonnia, irritabilità, ansia, perdita dell’appetito o abbuffate.
  • L’astinenza ed il bisogno dell’altro, esattamente come avviene nella dipendenza da sostanze, portano alla ricaduta; nella dipendenza affettiva avere una ricaduta vuol dire cercare nuovamente il partner nonostante sia stato infedele o violento (Liebowitz, 1983; Hatfield & Sprecher, 1986; Meloy & Fisher, 2005).
  • Ambivalenza: “nè con te, nè senza di te” il vorrei smettere ma non riesco. il/la dipendente non riesce ad emanciparsi dal partner e dalla relazione, sebbene lo consideri nocivo.

Riferimenti

  • A. Lebruto, G.Calamai, L. Cacicco, V. Ciorciari Dipendenza Affettiva, diagnosi, assessment e trattamento cognitivo-comportamentale, Erickson edizioni 2022.
  • M. C. Gritti Dipendiamo: un Trattamento Sistemico di Gruppo per la Cura della Dipendenza Affettiva, in Rivista Terapia Familiare volume 117 2018
  • Guerreschi C. (2011) La dipendenza affettiva. Ma si può morire anche  d’amore? Franco Angeli
  • Nicolò G., Carcione A., Disturbo Dipendente di Personalità: ipotesi per un modello clinico, in “ psicoterapia Cognitiva e Comportamentale”, 3, pp81-91.
  • Norwood R. (1989), Donne che amano troppo. Feltrinelli, Milano.
  • Taylor, G. J., Bagby, R. M., & Parker, J. D. A. (1997). Disorders of Affect Regulation: Alexithymia in Medical and Psychiatric Illness. Cambridge: Cambridge University Press.

© Psicoterapeuta e psicologa Jessica Ferrigno